Il lavoro domestico è un pilastro dell’economia italiana

Secondo i dell'Osservatorio Nazonale Domina, il lavoro domestico vale quasi 22 miliardi di euro a partire dai 13 miliardi di euro spesi dalle famiglie

Nonostante le trasformazione sociali in Italia degli ultimi decenni, nel sistema di welfare italiano le famiglie sono sempre centrali nella cura delle persone non autosufficienti, compensando le mancanze del pubblico. La spesa familiare, per assistenza e lavoro domestico, genera lavoro, ricchezza e gettito fiscale. Ma quanto vale questo comparto nascosto ma portante dell'assetto socio-economico italiano? Una recedente elaborazione dell'Osservatorio Nazionale Domina sul lavoro domestico ha preso in considerazione i dati Inps relativi alla spesa delle famiglie per i lavoratori domestici “formali”, che include retribuzioni, contributi e Tfr. Una voce di costo che si somma alle spese familiari per i lavoratori domestici informali (in questo caso, naturalmente, solo la retribuzione). Tutto questo vale direttamente circa un punto di Pil e si somma al valore della produzione e ore lavorate generate.

La spesa delle famiglie
Nel 2023, le famiglie italiane hanno speso 7,6 miliardi di euro per il lavoro domestico, in calo rispetto al 2022. È importante notare che il valore attuale rimane sopra i livelli registrati prima della pandemia. Analizzando il dato di irregolarità, che si attesta al 47,1% (fonte: Istat) è possibile fare delle stime riguardanti sia il numero di lavoratori domestici che la spesa delle famiglie per questi servizi. Da queste stime, emerge che il totale dei lavoratori domestici ammonta a 1,58 milioni. La spesa complessiva delle famiglie si attesta quindi a 13,0 miliardi di euro, suddivisi in 7,2 miliardi di euro per le badanti e 5,8 miliardi di euro per le colf.

Il ritorno sul territorio
La spesa delle famiglie (13 miliardi di euro) è sostanzialmente immessa nel territorio dai percettori (lavoratori domestici) e determina secondo le elaborazioni dell'Osservatorio un valore della produzione di circa 21,9 miliardi di euro, con un moltiplicatore pari a 1,7. Il valore della produzione generato può essere ripartito per le tipologie di lavoratori che lo hanno generato: 12,2 miliardi provengono da badanti e 9,7 miliardi da colf. A livello territoriale, il 52% del valore totale è prodotto nel Nord (6,9 miliardi nel Nord Ovest e 4,5 miliardi nel Nord Est). Nelle regioni del Centro si generano 6,1 miliardi di valore della produzione (28% del totale), mentre nel Mezzogiorno sono generati 4,4 miliardi (20%).

Alla fin dei conti
Il valore totale della produzione derivante dal lavoro domestico ammonta a 253,8 milioni di ore di lavoro a livello nazionale, necessarie per produrre beni e servizi in risposta alla domanda. Anche in questa situazione, la maggior parte delle ore di lavoro si registra nel Nord, dove si concentra il 52% del totale. Inoltre, è interessante notare che la maggior parte delle ore lavorate proviene dalla stessa regione in cui le persone risiedono, con una percentuale del 68%. Questo evidenzia l'importanza del lavoro domestico nel contesto economico nazionale e il suo impatto sulla produzione locale. È chiaro che il contributo del lavoro domestico è significativo e merita di essere considerato nel calcolo del valore economico complessivo. Questi dati possono anche servire come base per ulteriori analisi e riflessioni sulla situazione attuale del mercato del lavoro e sull'importanza di supportare le attività domestiche, che svolgono un ruolo cruciale nel soddisfare le esigenze della società.

Secondo Lorenzo Gasparrini, Segretario Generale di DOMINA, “Il lavoro domestico non rappresenta “solo” un settore fondamentale a livello sociale per le famiglie e per la gestione del welfare. È anche un settore significativo a livello economico: i 13 miliardi di euro spesi dalle famiglie per colf, badanti e baby sitter generano un impatto economico pari a 21,9 miliardi (effetto moltiplicatore: 1,7) in termini di valore della produzione e pari a 253,8 milioni in termini di nuove ore di lavoro generate. E’ evidente quindi che il lavoro domestico genera ricchezza e crea nuovo lavoro, a beneficio delle famiglie e di tutto il sistema economico”.

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