Disruption Index: buone le aspettative per l’economia

La ricerca di AlixPartners evidenzia le sfide per il 2025 nelle relazioni Usa-Cina, Ai e dazi. Ma cambiano i modelli di business delle imprese

Il Disruption Index è un'originale metrica di misurazione del cambiamento messa a punto da AlixPartners per analizzare l'entità, la complessità e l'impatto della "disruption" sulle organizzazioni a livello mondiale. Più precisamente l'indagine cerca di identificare le forze che influenzano aziende, mercati, reti di valore e modelli operativi a causa di cambiamenti economici, sociali, ambientali, politici, normativi o tecnologici e analizza anche il ritmo di accelerazione di queste forze e le strategie che le aziende mettono in atto per affrontarle. Per ricavare queste informazioni sono coinvolti migliaia di Ceo e dirigenti senior di grandi aziende in diversi paesi del mondo. Quest'anno lo studio è arrivato alla sesta edizione e ha rilevato immediatamente un'inversione di tendenza. Se nei due anni appena trascorsi si è registrato un calo dell'indice stesso (-3 punti nel 2023 e -1 punto nel 2024), nel 2025 si è invertita la tendenza con un aumento di un punto. In particolare i settori maggiormente sottoposti a "disruption" sono il media & entertainment (+6 punti), automotive (+5 punti) e prodotti di largo consumo (+4 punti). Lo studio annuale ha coinvolto 3.200 Ceo e dirigenti di alto livello di Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Svizzera, Cina, Giappone, Arabia Saudita ed Emirati Arabi. I settori esaminati sono stati dieci, comprendendo automotive, aerospazio e difesa, prodotti di consumo, energia, servizi finanziari, sanità, media e intrattenimento, retail, tecnologia e telecomunicazioni. Come di consueto l'obiettivo principale dell'analisi è valutare l'impatto della disruption sulle organizzazioni, esaminando come queste forze influenzano le aziende, i mercati e i modelli operativi. Diversi gli elementi considerati dallo studio: i cambiamenti economici, sociali, ambientali, politici, normativi e tecnologici che stanno avvenendo a livello globale.

Aspettative
Più di quattro business leader su cinque delle grandi aziende a livello mondiale si aspettano un incremento dei ricavi nei prossimi 12 mesi. Inoltre, il 76% di loro prevede un miglioramento dell'economia nazionale e il 68% ha fiducia in un progresso positivo dell'economia globale. Questo dato è importante perché segna uno stacco con quanto rilevato l’anno prima. Mentre lo scorso anno il 58% degli intervistati a livello globale si aspettava di subire effetti negativi a breve termine a causa di una recessione, quest'anno questa percentuale è diminuita al 38%. Inoltre, il 43% dei manager ha dichiarato di pianificare assunzioni di nuovi dipendenti a tempo pieno, un aumento significativo rispetto al 34% registrato un anno fa. Il Disruption Index evidenzia come la percezione della situazione economica stia cambiando, indicando una possibile ripresa o stabilizzazione. Le aziende sembrano quindi più inclini a espandere la loro forza lavoro, il che potrebbe avere effetti positivi sul mercato del lavoro e sull'economia in generale.

Assetti variabili
Circa il 40% dei dirigenti aziendali prevede che il modello di business della propria società cambierà in modo significativo nell'arco del prossimo anno. Questa percentuale segna un incremento rispetto all'anno passato, quando era al 37%. Negli Stati Uniti, si osserva un aumento rilevante, che passa dal 29% al 43%, e anche in Germania si registrano valori simili, con un passaggio dal 34% al 43%. Al contrario, in Cina e Giappone si nota una leggera diminuzione. Questo trend sembra essere particolarmente legato all'aspettativa di trasformazione nei settori maggiormente influenzati dal cambiamento climatico e dalla transizione energetica. Ad esempio, nel settore dell'energia, il 45% dei dirigenti prevede cambiamenti significativi nel 2024, rispetto al 28% dell'anno precedente. Anche il settore automobilistico mostra un aumento delle aspettative: il 40% dei dirigenti prevede modifiche importanti, contro il 32% di un anno fa. Questi dati evidenziano come le aziende stiano riconoscendo l'importanza di adattarsi alle nuove sfide e opportunità che emergono in un contesto in rapida evoluzione. In Italia il Disruption Index ha registrato una diminuzione di 2 punti, passando da 71 a 69 nel 2024. Secondo un sondaggio condotto tra Ceo e dirigenti di alto livello in Italia, le principali sfide previste per il 2025 includono i tassi di interesse, indicati dal 57% degli intervistati, seguiti dalla normativa e tassazione, che preoccupano il 50%, e infine l'inflazione, menzionata dal 47%. È interessante notare che, rispetto alla media globale, le aziende italiane stanno aumentando i loro investimenti in tecnologia e digitale, con un tasso del 67% rispetto al 60% della media globale. Inoltre, i dirigenti italiani mostrano un atteggiamento più favorevole riguardo all'impatto dell'intelligenza artificiale sulle loro attività, con l'85% di loro che si dichiara ottimista, in confronto all'80% della media mondiale. Tuttavia, è previsto un aumento della complessità nelle catene di fornitura nei prossimi 12 mesi, con il 51% degli intervistati che condivide questa preoccupazione, rispetto al 45% a livello globale. Questi dati possono fornire spunti utili per le aziende italiane che stanno cercando di adattarsi alle sfide future e ottimizzare le loro strategie.

La variabile Ai
In generale, c'è un clima di ottimismo riguardo ai progressi nel campo della tecnologia. L'automazione dei processi è considerata una grande opportunità, con il 72% dei Ceo che si aspetta di vedere un'implementazione su larga scala di robot umanoidi nei prossimi cinque anni. La maggior parte dei dirigenti sta guardando con attenzione all'intelligenza artificiale e alla tecnologia digitale come strumenti per stimolare la crescita delle loro aziende. Un notevole 80% degli intervistati esprime fiducia nell'impatto positivo dell'IA: il 61% la utilizza per incrementare i ricavi, mentre il 39% intende usarla per ottimizzare i costi. Tuttavia, nonostante questo ottimismo, i leader aziendali manifestano una certa cautela riguardo all'influenza che l'IA potrebbe avere sulla forza lavoro. Infatti, il 35% dei dirigenti esprime preoccupazioni riguardo a un'eccessiva dipendenza dall'intelligenza artificiale, temendo che questo possa compromettere il pensiero critico e le abilità di problem solving dei dipendenti. Inoltre, circa la metà dei c-level ritiene che nei prossimi 12 mesi sarà più semplice trovare lavoratori qualificati, ma la percentuale di chi pensa il contrario è aumentata, raggiungendo il 21%, con un incremento di 7 punti rispetto all'anno precedente. I dirigenti del settore Aerospaziale e della Difesa sembrano essere i più pessimisti riguardo alla facilità di assunzione, con il 27% di loro convinti che le assunzioni diventeranno più complicate.

Secondo Dario Duse, country leader di AlixPartners sono diversi gli elementi da considerare: “Nonostante aumentino l’incertezza e la volatilità, anche per i possibili impatti sul business a causa delle attuali tensioni politiche internazionali, due terzi degli amministratori delegati dichiara un livello di preoccupazione stabile: ci stiamo abituando alle disruption, ma solo il 7% delle aziende riesce a far parte del gruppo dei leader della propria industry che hanno anche visto i profitti crescere più del 20%. Quasi il 90% dei Ceo ha visto la produttività dei collaboratori salire. I capi azienda sono estremamente ottimisti riguardo all’impatto dell’intelligenza artificiale e dell’automazione sulla loro organizzazione e stanno applicando queste innovazioni anche per aumentare i ricavi, oltre che ridurre i costi: c’è una generale attesa e focalizzazione sulla spinta alla produttività”.

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